Elettronico al supermercato
Elettronico tirò le tendine stile rustico, tentò di spegnere la luce dell’ufficio con il mioattivatore che portava fissato al bicipite sinistro, ma gli si accese la lampada da scrivania. Sospirò sconsolato. Rivolse il comando vocale “Spegnere tutte le luci di questo locale” all’assistente dell’ufficio, che rispose pronto: «Certo, agente Innocenti. Le ricordo che per usare questa funzione sul mioattivatore deve semplicemente puntare la mano sinistra a pugno verso un qualsiasi punto luce e poi drizzare il mignolo».
Pure spernacchiato dall’assistente dell’ufficio.
Chiuse la porta, percorse il corridoio fino all’ascensore veloce più vicino, il numero trentasei, e con il microchip sottocutaneo del polso prenotò una discesa fino al livello garage.
«Prossima discesa standard entro venticinque secondi,» annunciò il lifter virtuale. «Prossima discesa in cabina esclusiva extra veloce entro due minuti e cinquanta secondi all’ascensore trentacinque…»
«Discesa standard, grazie.» Fece Elettronico con un filo di voce.
Le porte dell’ascensore si aprirono. Dentro, due impiegate nell’elegante divisa del Ministero del Commercio chiacchieravano sottovoce. Un addetto alla supervisione delle pulizie che, a fine turno, aveva già tolto il copricapo d’ordinanza e lo teneva sotto a un braccio, salutò cortesemente con un cenno della testa. Un altro individuo, occhiali scuri elettroencefalo-connessi, impermeabile nero con inserti catarifrangenti in tinta appena visibili nella luce diffusa della cabina e ventiquattr’ore legata al polso, doveva essere in comunicazione remota mentale in quanto aveva la testa innaturalmente piegata in avanti. Elettronico si soffermò un po’ più a lungo su di lui: era sicuramente un agente operativo del Ministero della forza pubblica.
Va bene, dopo tutto a Elettronico non poteva importare meno di chi fossero i suoi compagni di discesa.
Le porte si chiusero e il vincolo magnetico fra il pavimento e le suole delle scarpe di Elettronico si attivò con una leggera vibrazione.
«Accelerazione negativa verticale di 0,5G entro tre, due, uno…» disse la voce del lifter interno.
«Prossima fermata fra dieci secondi… Decelerazione verticale di 0,25G entro cinque secondi, siete pregati di sostenervi con le apposite maniglie… Decelerazione in tre, due, uno…».
Salirono altre due persone che Elettronico non guardò neppure in volto. La discesa riprese e continuò, stranamente senza altre interruzioni, fino al piano interrato -5 dov’erano i parcheggi dei dipendenti.
L’individuo con gli occhiali scuri terminò la sua comunicazione rialzando la testa, si massaggiò il collo con una smorfia, si guardò intorno e sorrise a mezza bocca con un leggero schiocco di lingua alle due hostess del Commercio. Queste gli risposero in coro con un «A domani, capo.»
Bel colpo, si disse Elettronico. Sono così indolente e disattento che non riconosco nemmeno più in quali Ministeri lavorano i colleghi che incrocio… E dire che sarei un agente operativo, uno che potrebbe essere mandato in missione fuori da questi uffici da un giorno all’altro, con tanto di arma e assistente bellico… Cosa potrei fare, là fuori, con la mia decennale esperienza di analista d’archivio che senza esaminare i rispettivi documenti d’identificazione non saprebbe riconoscere un terrorista da un operatore ecologico meccanico?
Ma erano pensieri vuoti, senza peso né capaci d’incutergli vero timore. Non era un presuntuoso, ma sapeva bene che il suo capo non avrebbe mai potuto fare a meno di lui. L’esperienza del pomeriggio, se mai ce ne fosse stato bisogno, glielo aveva confermato. Non sarebbe mai uscito in missione, il suo dipartimento pullulava di arrivisti pronti a fare carte false, pur di essere assegnati a un caso operativo di sorveglianza esterna. Al Ministero chi mancava erano quelli come lui, topi d’archivio, capaci a muoversi fra files e scartoffie virtuali come squali negli oceani, con il fiuto per i dettagli del gergo burocratico, con i codici in testa, con la memoria schematica e granitica.
Però…
Però, quell’assuefazione stanca che provava ultimamente limitava la sua capacità di concentrazione, e gli dava un senso d’incertezza e di provvisorietà.
Mentre il tapis-roulant lo portava al parcheggio (ne avrebbe avuto almeno per cinque minuti) provò a ripassare qualche serie a caso: nomi e date di nascita dei 6635 membri della Camera dei deputati della storica legislatura che, ventidue anni prima, aveva sciolto l’ultimo parlamento, a iniziare dalla lettera M del cognome…
Maestrelli Innovativo, 21 ottobre 2035; Maritati Eleuteria, 13 gennaio 2062; Maudabé Affrico, 12 giugno 2058…
Tutto come se gli venisse letto da un assistente virtuale. Era tutto nella sua testa, disponibile su semplice richiesta. Non gli serviva nemmeno troppa concentrazione per richiamare ricordi, serie di dati e nozioni. Pareva che molti anni addietro non fosse stata una capacità particolarmente rara, ma la richiesta di performances mnemoniche era in rapido declino. C’era chi sosteneva che la mente umana doveva liberarsi del fardello della memoria, che gli assistenti virtuali potevano cercare per noi tutte le informazioni necessarie, che solo una mente sgombra da qualsiasi residuo mnemonico era una mente libera e capace di sfruttare le sue più ampie possibilità. C’era chi, dimenticata ogni informazione contenuta nella memoria a lungo e medio termine, stava riuscendo a sviluppare, addirittura, tenui capacità telepatiche. Qualcuno era già in grado, persino, di trasmettere concetti e sensazioni elementari quali “ho fame”, “ho sete”, “ho freddo”… Pareva non esserci bisogno che il ricevente fosse addestrato in modo specifico, né che avesse particolari capacità o predisposizioni. Tutto stava nella mente del trasmittente. Un’evoluzione epocale del genere umano si prospettava all’orizzonte. E questi erano tempi nei quali l’orizzonte distava così poco…
E poi c’erano loro. I nostri gregari sintetici, i nostri amici: le Macchine. Che ci servivano, innanzi tutto, con i lavori manuali, con la produzione dei beni, con la consegna delle merci e ogni altra incombenza che avrebbe comportato, per l’uomo, indicibili fatiche. Macchine di ogni forma e dimensione. Antropomorfe, veicoliformi, volanti, resistenti al freddo o al calore estremi, resistenti allo smog e alle radiazioni, adatte e votate alla fatica. Intercambiabili fra loro, senza pretese né rivendicazioni sociali che non fossero il lavorare sempre e di più.
Gli unici problemi che ultimamente ponevano le macchine riguardavano disponibilità e accessibilità delle parti di ricambio, nonché autonomia delle fonti energetiche. Al grido di “Batterie maggiorate per tutti!” qualche mese addietro era stato proclamato il primo sciopero generale nazionale delle macchine da lavoro. Che, però, in pratica, era andato deserto: l’Etica del Lavoro Cibernetico della maggior parte delle macchine autoconsapevoli non aveva consentito di far prevalere un’esigenza individuale sulla necessità di rispettare i ritmi produttivi.
Ma alla protesta gli umani non erano rimasti insensibili. Era stato subito raggiunto un accordo grazie al quale si sarebbero stanziati nuovi investimenti per la produzione di batterie di ultima generazione, con capacità aumentate del quaranta per cento a parità di peso e volume. E, in prospettiva, c’erano i nuovi muscoli idraulico-magnetici, detti “a rendimento quasi-unitario”, che avrebbero finalmente consentito di far coincidere l’autonomia energetica dei robot addetti ai lavori più leggeri con la loro durata di vita media. Cioè, circa una decina d’anni.
Per quanto molti agenti operanti sul campo fossero ancora completamente umani, le macchine erano talmente volenterose e versatili da essere ormai impiegate dal Governo in quasi tutte le missioni sul territorio. Anche alle operazioni di ricerca e cattura di Benny Ficenza sarebbe stata assegnata una squadra di robot. In definitiva, Elettronico, che aveva anche la qualifica accessoria di agente operativo in ambienti esterni, era certo di non correre alcun pericolo di dover cambiare mansione e venir spedito all’esterno.
Una leggera sensazione di calore proveniente dal microchip sottocutaneo del polso, lo avvisò che il tapis-roulant lo aveva portato a destinazione. Elettronico si distolse da tutti questi pensieri, e si avviò a piedi per il breve tratto che ancora lo separava dal suo veicolo.
Aprì manualmente la portiera (anche se ricordava il gesto mioattivatore necessario allo scopo), salì e l’assistente alla mobilità del mezzo subito gli annunciò di essere al corrente che la destinazione era il parcheggio di Spendy. La portiera si chiuse e il veicolo a guida autonoma partì.
Elettronico ricordava benissimo (figurarsi!) tutti i movimenti da fare con mano e avambraccio per azionare a distanza qualsiasi dispositivo d’automazione. Il problema non era la sua memoria, bensì il suo corpo, che pareva rifiutarsi di comunicare con le macchine… Aveva metabolizzato tutta la codifica in meno di mezz’ora, dopo l’impianto del microchip standard degli agenti operativi. Eppure, quando era lui a dover trasdurre, qualcosa gli s’inceppava dentro. Era un rifiuto, sciocco e fastidioso che, tuttavia, gli pareva quasi una condizione insuperabile e lo costringeva ad aprire manualmente varchi o portiere, spegnere e accendere luci con il comando a sfioramento, o quello vocale. Doveva forse parlarne con l’assistente psicologico dell’Igiene del lavoro?
C’era anche un altro aspetto che contrariava Elettronico e non gli consentiva di affrontare serenamente il proprio disagio: la memoria doveva essere progressivamente abbandonata ed era indispensabile memorizzare i miocomandi? L’incoerenza era evidente e ad Elettronico pareva indispensabile trattare la questione al Dipartimento. Quindi, si aggiungeva anche lo stress di proporre una questione procedurale al suo capo, che sicuramente, poi, gli avrebbe affidato l’incarico di verifica legislativa. La verifica legislativa era l’insieme di attività che servivano per studiare attentamente ed eventualmente confermare l’incongruenza di una qualsiasi regola. Incongruenza che poi veniva minuziosamente descritta, con tutti i riferimenti, i rimandi, i contro-rimandi alle altre regole legislative in contrasto. Poi accuratamente catalogata. Infine adeguatamente archiviata. Perché nessun funzionario era così ardito da metter mano alla soluzione di problemi del genere, data l’assoluta impossibilità di prevedere gli effetti collaterali che avrebbe procurato un’eventuale, ancorché minima, modifica a quell’immenso castello di carte che erano Leggi e regolamenti dell’amministrazione pubblica.
Intanto, il suo veicolo si era immesso nel piano -3 di scorrimento veloce della città. In meno di dieci minuti, durante i quali la mente di Elettronico continuò a vagare in modo disordinato tra norme, comandi miotrasdotti, articoli da acquistare al supermercato e delinquenti da assicurare alla giustizia, giunse al convogliamento per l’isola numero otto dei centri commerciali metropolitani. Fuori dal veicolo, luci multicolori già annunciavano il carattere della zona, predisponendo positivamente chi vi giungeva per gli acquisti. Il veicolo salì al piano di distribuzione -1 per entrare, poi, nel parcheggio di Spendy.
L’assistente alla mobilità, che, avendo intuito la disposizione d’animo di Elettronico, era rimasto in silenzio per tutto il tragitto, dovette, a quel punto, lasciare il controllo al parcheggiatore virtuale, che non era progettato per rivolgere le stesse attenzioni all’occupante del veicolo.
Il tappeto armonico in tonalità maggiore che già aveva accompagnato la conferma della prenotazione, non fu, tuttavia, troppo fastidioso per Elettronico, che si congedò dai suoi pensieri cupi e riportò la sua attenzione agli eventi che gli succedevano intorno.
«Buona sera, Elettronico, – disse la voce del parcheggiatore – benvenuto da Spendy. Sono le ore 17:50 e sei in perfetto orario per la tua spesa settimanale, prenotazione 8B74 del 20 febbraio 2112. Ti condurrò al posto 76/5 sud-est, ma non ti preoccupare di memorizzare la locazione: ci occuperemo noi di riportarti al tuo veicolo parcheggiato. Grazie e buona spesa.»
Già, “non preoccuparti di memorizzare…”: a Elettronico bastava questa raccomandazione per fissare in modo indelebile l’informazione nella sua memoria. Fosse tornato altre cento volte a fare la spesa lì, avrebbe ricordato il posto 76/5 sud-est come il parcheggio della prima volta che vi era stato, con prenotazione 8B74, del…
Era il suo dono.
La sua maledizione, invece, era quella di non essere capace a rinunciarvi, come invece sapevano fare tutti quelli che, come lui, avevano una mente ancora capace di memorizzare. Il suo dramma era quello di nutrirsi, letteralmente, di cose da ricordare. Ne aveva bisogno come dell’aria che respirava.
Elettronico seguì senza indugi il percorso personalizzato che dal parcheggio portava all’accoglienza: una leggera illuminazione del pavimento a forma di freccia verde ne aveva preceduto i passi fin dalla discesa dal suo veicolo. Altri clienti che accedevano dal parcheggio, a poca distanza prima e dopo di lui, avevano seguito il percorso che conduceva alla sala partenze degli ascensori monoposto. Da uno di questi, dopo una breve ma velocissima salita fino a un piano che Elettronico non poté stabilire, egli giunse infine ad una grande hall con i banchi reception.
Addetti umani in divisa, sorridenti e ammiccanti, ricevevano a ritmo lento ma costante i clienti guidati ciascuno dalla propria freccia sul pavimento. Velocità e percorsi di tali segnaletiche personalizzate facevano sì che non ci fosse alcuna attesa. Laddove attese avrebbero potuto formarsi, le frecce agivano preventivamente allungando il percorso dei clienti fra torrini pubblicitari, piccoli stand posti al centro della hall e vetrine sulle pareti perimetrali. La natura vagamente psichedelica dei messaggi con i quali i consumatori venivano rosolati era molto gradevole, notò Elettronico, che giunse a un banco reception quasi senza accorgersene e con una inquietante sensazione che il percorso fra le distrazioni pubblicitarie fosse stato troppo breve.
«Buonasera Elettronico, – esordì l’addetto guardando il display sul piano di fronte a sé – è un piacere averti qui per la tua spesa settimanale. Vedo che è la tua prima missione da Spendy. Ti ricordo che è possibile fare acquisti esclusivamente per sé e per congiunti fino al secondo grado di parentela. Non sono permessi acquisti per conto terzi, non sono permessi articoli non per uso personale, o non destinati alla rivendita. Vedo che non hai limite di spesa: ti ricordo che eventuali superamenti dei tuoi crediti settimanali saranno rateizzati grazie alla convenzione riservata ai dipendenti della Pubblica Amministrazione.»
«Puoi vedere in ogni istante, aggiornati in tempo reale, il peso, il volume e il costo totale dei tuoi acquisti qui», disse poi appoggiando un piccolo scanner sul banco. «Questo è il tuo Spesafacile, è sufficiente scansionare i tag dei prodotti che intendi acquistare e inserire la quantità di confezioni o il peso. Al checkout potrai indicare i tempi e le modalità di consegna, che effettueremo con i nostri vettori volanti in un tempo massimo garantito di sessanta minuti, se sceglierai la modalità urgente. Durante tutto il percorso, continua a seguire la tua freccia. Potrai comunicare a voce con l’assistente sempre in ascolto sul tuo Spesafacile. Lui, comunque, potrà intervenire anche di sua iniziativa guidandoti con brevi messaggi utili. Grazie, ti auguro una splendida spesa».
E fin qui, questo nuovissimo Spendy non si differenziava particolarmente dagli altri supermercati, rifletté Elettronico. Sì, la freccia personalizzata che precedeva i suoi passi era abbastanza innovativa, ma a che gli sarebbe servita, una volta fra le corsie? A quel punto avrebbe girato in cerca di ciò che doveva acquistare e basta…
Invece dovette ricredersi. Anziché veder aprirsi davanti a sé il “classico” centro commerciale open space con corsie e scaffalature, la zona accoglienza dava su un ingresso tutto sommato piccolo, con una singola porta girevole di fronte alla quale stava una fila di pochi clienti, che entravano uno alla volta in lenta cadenza. Dopo una breve attesa giunse il suo turno di accesso e, superata la porta girevole, egli si ritrovò in una sorta di box mobile anecoico, largo circa un metro e mezzo, lungo tre, con pareti color nocciola davanti e dietro, e scansie di prodotti ai lati. Sulla parete frontale, in display organico, era indicato il nome di reparto e sotto reparto nel quale ci si trovava (si iniziava da “alimentari/pasta e farinacei”) e, più in piccolo, una dicitura “a seguire…” indicava quale sarebbe stata la successiva tipologia di merce. La freccia verde sul pavimento continuava a precedere Elettronico avanzando un po’ più lentamente del normale passo d’uomo. Il silenzio era totale, le scansie procedevano così, a destra e a sinistra, con i prodotti esposti.
Ecco la novità, pensò Elettronico. In effetti, lo diceva anche il messaggio vocale nella pagina di prenotazione: L’unico Supermercato nel quale puoi concentrarti esclusivamente sulla tua spesa? … L’unico dove sei davvero solo con i tuoi bisogni di consumatore?
Diamine, più solo di così!
Elettronico si chiese cosa sarebbe successo nel caso il cliente avesse deciso di fermarsi, non seguendo “il passo” della propria freccia sul pavimento. Si arrestò e per uno strano senso di pudore finse di leggere nome e peso del prodotto su una confezione. La freccia, nonché le pareti, davanti e dietro di lui, si arrestarono. Dolcemente e senza alcun rumore. Elettronico prese la confezione, la rigirò un poco fra le mani, la rimise sulla scaffalatura, ne prese un’altra.
L’ambiente restava fermo intorno a lui.
Dopo circa un minuto una voce proveniente dallo scanner si fece viva: «Sono il tuo assistente alla spesa, posso esserti d’aiuto? Sei indeciso sulla marca della pasta? Ti ricordo che da Spendy sono in vendita esclusivamente prodotti provenienti da pastifici biocompatibili e che la tenuta alla cottura è garantita dagli standard di qualità ANEF-36».
«Va bene questa» rispose Elettronico scansionando la confezione.
«Numero di pezzi?» chiese l’assistente.
«Due… No, quattro» disse Elettronico, riprendendo a camminare, facendo quindi ripartire la sua freccia sul pavimento e tutto il box che avanzava fra le scansie.
«E se voglio tornare indietro?» Adesso era Elettronico a domandare.
«Eh, sono molto spiacente: non si può. Ma dimmi cosa pensi di aver dimenticato e ti mostrerò sul display a fronte una scelta adatta a te fra i prodotti disponibili. Potrai scansionare i tuoi acquisti anche da lì. Se non dovessi trovarlo sufficiente, potrai chiedere un’integrazione all’assistente al check-out. Come posso esserti utile?»
«Ho dimenticato la birra,» improvvisò Elettronico.
«Non siamo ancora passati per il reparto bevande alcoliche. Provvederò a ricordarti questa tua esigenza quando ci arriveremo, affinché non ti dimentichi… di nuovo.»
Come poco prima nel proprio ufficio, Elettronico provò la vaga sensazione che questi assistenti fossero inclini a prenderlo in giro.
«Ti ricordo», intervenne l’assistente con un tono di paziente gentilezza, quasi volesse aiutare Elettronico a distrarsi dai suoi pensieri scomodi, «che l’acquisto di cibi precotti è una scelta intelligente: ti consente di risparmiare il tempo della preparazione e di variare a piacere la tua dieta con le utili monoporzioni sottovuoto. Nel reparto “pronti”, sono inoltre disponibili gli snack volumetricamente ottimizzati: in soli 1000 ciccì puoi conservare fino a una settimana di pasti completi e bilanciati.»
La mossa dell’assistente virtuale riuscì solo in parte, perché adesso Elettronico, dimenticato ogni senso di inadeguatezza nei suoi rapporti con le macchine, iniziò a rimuginare sul fatto che lui non lo sapeva per certo a proposito degli umani, ma, riguardo le macchine, era un dato di fatto che sapessero già leggere il pensiero. E chissà che non fossero pure capaci di trasmetterli, dei pensieri, e insinuarli nella testa degli umani. Per rimuovere ogni coinvolgimento (o interesse) personale e giustificare questa sua cattiva riflessione, si ripromise di fare una verifica sullo stato dell’arte e della legislazione, l’indomani, in ufficio. Dopotutto, il suo ministero era una delle autorità preposte a controllare anche questo aspetto della tecnologia e lui, come funzionario di primo livello, aveva l’autorità per procedere d’ufficio a ogni più opportuna indagine. Certo, però, che non avrebbe mai preso un’iniziativa autonoma di questa portata, corresse il suo proposito stabilendo che anche di questo ne avrebbe, prima o poi, parlato con il direttore.
Il suo percorso fra le corsie proseguì nel silenzio più assoluto che, come da promessa pubblicitaria, doveva favorire la massima concentrazione del cliente sui propri bisogni. Elettronico aggiunse ai suoi acquisti ciò che, senza ordine né particolare costrutto, gli veniva in mente.
L’assistente a un certo punto si ridestò: «Se posso permettermi, una spesa ragionata e intelligente non può che essere annotata con cura nel corso di tutta la settimana. Mi sento di consigliarti l’App Listatic, che unisce la razionalità di una buona organizzazione degli acquisti, agli allenamenti di trasmissione mentale, con i quali è in grado di ricevere i tuoi comandi. Prova ad annotare la tua lista, la prossima volta, e vedrai che il tuo percorso sarà più fluido e io sarò davvero felice per te.»
Ecco, ‘sto spiritoso di un assistente si era accorto pure che lui non si era preparato una lista.
Agli elettrodomestici Elettronico acquistò un frullatore (il suo si era guastato dopo i canonici sei mesi di funzionamento) e una macchina da caffè espresso, per sostituire la sua vecchia che era durata ben un anno, confermando i dubbi di Elettronico riguardo l’affidabilità dei moduli di obsolescenza programmata implementati sulle piccole macchine elettrodomestiche. Erano giunte al suo ufficio già diverse segnalazioni dai rivenditori e immaginava che presto avrebbe dovuto occuparsi anche di questo problema.
Giunto al reparto pet food, Elettronico lesse con piacere sulla parete di fronte a sé “prossimo reparto: check out”. Il tour volgeva finalmente al termine. Del resto, seppur con fatica, era anche riuscito a superare il livello di spesa minima consentita, come gli aveva segnalato l’assistente già qualche minuto prima.
Scansionò i bocconcini di salmone per gatti, quantità dieci confezioni, senza neppure fermarsi.
«Siamo giunti al termine della tua spesa, fra breve sarai accolto dall’assistente al check out, al quale potrai consegnarmi», gli disse a questo punto lo scanner.
Le scansie laterali erano terminate, sostituite da due pareti color nocciola come quella frontale con il monitor, che si stava sollevando.
Il box si arrestò, la parete frontale si sollevò e la freccia a terra condusse Elettronico nella zona di uscita, dove un assistente che pareva umano sfoderò un radioso sorriso e prese in consegna lo scanner.
«Bentrovato al termine dei tuoi acquisti settimanali, Elettronico. Spero tu abbia fatto una felice spesa. Vediamo… Posso far recapitare tutto al tuo indirizzo di residenza, Elettronico? Ah, no, vedo che hai acquistato del cibo per gatti e tu non hai gatti… Posso chiederti di dichiarare per chi hai fatto questo acquisto e dove possiamo consegnarlo?»
«L’ho acquistato per il gatto di mia madre…»
«Elettronico Innocenti… Data e luogo di nascita, sì… Parentela fino al secondo grado… Madre… Eccola qui: la signora Annalisa. Sì, ho il suo recapito e vedo che ha Rufus, soriano rosso di quattro anni. Benissimo, provvediamo! La consegna rapida entro trenta minuti è offerta da Spendy per questa tua prima missione di acquisto presso di noi. Ti ringraziamo e ci auguriamo di averti anche per le tue prossime spese settimanali. La freccia ti guiderà fino al tuo veicolo.»
L’assistente al check out ripose lo scanner in uno scomparto che aveva di fianco e parve congelarsi in un sorriso ancora più estremo di quello con cui aveva accolto Elettronico. Sguardo nel vuoto e mani congiunte, palmo su dorso all’altezza del basso ventre, in elegante posizione da steward, pareva non respirare nemmeno più. Elettronico restò a fissarlo inebetito, spostandosi leggermente a destra e a sinistra per capire se si trattasse proprio di un robot entrato in stand-by, cercando di constatare l’assoluta assenza di imperfezioni del volto che, come imposto dalla legge, servivano per dichiararne in modo discreto la natura non biologica.
L’assistente inarcò un sopracciglio girando gli occhi verso Elettronico.
«Sono umano…» disse, abbandonando l’espressione di plastica e rilassando impercettibilmente la propria posa.
«Uh, p… perdonami,» gli rispose lui.
«Ma figurati. Buona serata e felicissimo rientro a casa.»
Guidato dalla freccia e accompagnato da suoni rilassanti che inframmezzavano spot pubblicitari dal tono quasi dimesso, in forma di amichevoli consigli (“…per dormire meglio io uso il materasso a levitazione infrasonica Lo-Hertz. Perché non provi anche tu?”, oppure “…chi sceglie la crema depilatoria S&D, Smooth-and-Definitive, mette fine ai problemi di rasatura…”), al termine di un percorso che gli parve molto più tortuoso di quello che lo aveva portato dal parcheggio all’accoglienza, Elettronico giunse al proprio veicolo scoprendo che quella esperienza di acquisto, così ostentatamente fluida e amichevole, lo aveva frastornato parecchio.

