La mia storia di malato oncologico. Perché sì, perché credo che valga la pena raccontarla…
VI
In tutti gli scritti autobiografici che ho letto di persone che hanno avuto esperienze di malattia, il tumore è l’Ospite indesiderato, il Nemico in casa, il Corpo estraneo. E la cura è una guerra, l’ospedale uno dei campi di battaglia. La mia filosofia è diversa (e in questo credo il mio scritto possa distinguersi da altri numerosi scritti sul tema): io considero il cancro, piuttosto, come una parte di me, cellule delle mie cellule a tutti gli effetti. Una sorta di lato oscuro del mio corpo, così come esiste un lato oscuro della mente, con il quale dobbiamo saper convivere se non vogliamo impazzire o diventare serial-killer.
In più, nei tumori può esserci familiarità, se non genetica: considero anche le mie malattie un po’ come un lascito dei miei genitori. Le persone che per un lungo periodo della mia vita ho amato di più di qualsiasi altra cosa, mi hanno lasciato anche questi legati. Una condivisione che va al di là della comprensione e che per molti aspetti mi fa vivere esattamente ciò che hanno vissuto loro. Non è un lascito auspicabile (mai e poi mai vorrei fare lo stesso con i miei figli), né augurabile (potessi esprimere tre desideri, l’ultimo di questi sarebbe che mai nessuno debba vivere pene già vissute da essere umano, il che comprenderebbe l’immunità anche dalle mie piccole pene). Non è un lascito auspicabile, ma dal momento che me lo ritrovo, lo sento come una forma di estrema vicinanza ai miei.
La possibilità che il lettore comprenda questa mia visione presuppone un amore sconfinato per i propri genitori (e capisco che non tutti abbiano la stessa mia fortuna in questa forma d’Amore).
Comunque, che lo si chiami “Ospite indesiderato” o “Lato oscuro” la sostanza non cambia: le cure vanno affrontate, il male va tenuto sotto controllo se non è possibile vincerlo definitivamente. Ma è l’approccio mentale del malato, che poi si riflette sui rapporti con i propri cari, con i medici e il personale sanitario in generale, con gli amici e tutti i conoscenti, che mi interessa. Il mio approccio credo si ponga all’opposto dalla maggioranza degli altri: non pretendo d’insegnare nulla, ma ci tengo a farlo conoscere.

