Di Primo Levi è universalmente riconosciuto il valore dell’opera testimoniale e memorialistica costituita da Se questo è un uomo e La tregua, completata dal saggio I sommersi e i salvati e dalla prima parte di Lilìt e altri racconti.
Meno nota è la produzione fantascientifica di Primo Levi: una produzione di altissimo livello nella quale la sua preparazione scientifica e il rigore narrativo si coniugano a una visione quasi profetica del futuro (credo di non sbagliare, ad esempio, dicendo che Levi è stato fra i primissimi autori al mondo a immaginare la clonazione di un essere vivente).
Storie Naturali (prima pubblicazione sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila), Vizio di forma e la seconda parte dei racconti della raccolta Lilìt sono opere da leggere assolutamente da chi sia curioso di scoprire un Levi completamente diverso dal più noto testimone e memorialista. Il suo stile pulito, chiaro ed essenziale nonché la genialità delle storie narrate fa di questi libri letture che potranno essere gradite anche ai non amanti della pura fantascienza.
Così come si potrà trovare un Levi sconosciuto a molti ne Il sistema periodico che è il suo libro di racconti probabilmente più famoso: una raccolta nella quale storie dal sapore autobiografico e di fantasia, sempre in chiave scientifica, si amalgamano con equilibrio e nella quale chiarezza, profondità dei temi e originalità narrativa, a mio parere, riescono a superare addirittura la grandezza della produzione fantastica di Italo Calvino.
A proposito di Calvino, del quale Levi era amico e al quale ha dedicato uno dei propri racconti (Il fabbro di sé stesso), alcune delle storie di Levi sono chiaramente ispirate a Le cosmicomiche e Ti con zero. Chi abbia apprezzato questi lavori di Calvino non dovrebbe perdersi Il sistema periodico, Storie Naturali e Vizio di forma.
Come si sa Primo Levi non era scrittore di professione e ha narrato la propria etica del lavoro in numerosi racconti e saggi, nonché ne La chiave a stella, dove, con una felice trovata narrativa, racconta la storia di un operaio meccanico specializzato. A proposito di etica del lavoro, Levi ha sempre ribadito con orgoglio di non aver mai rubato con la scrittura, che pure era allo stesso tempo un suo bisogno e una sua passione, una sola ora di lavoro dipendente, scrivendo soprattutto quando si trovava in ferie. Fino al 1975, anno nel quale andò in pensione e poté finalmente dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.
Levi ha comunque sempre rifiutato, non con sdegno ma semplicemente per modestia, il titolo di scrittore (definendosi invece “uno che ha scritto dei libri”). Così come ha sempre rifiutato il titolo di scienziato (“sono un uomo della tecnica, non della scienza, e se permettete fa una bella differenza”). Era infatti un chimico molecolare e ha passato tutta la sua vita lavorativa in fabbrica a creare polimeri utilizzati nel campo della verniciatura, iniziando la propria carriera come semplice tecnico di laboratorio per giungere al ruolo di dirigente. Sempre e comunque nel campo della produzione industriale.
Levi ha pubblicato un solo romanzo, Se non ora, quando? e tutta la sua produzione narrativa è costituita da racconti.
Molti non sanno che Primo Levi ha scritto anche poesia, distillando la propria produzione di una vita in un’unica raccolta dal titolo Ad ora incerta, contenente endecasillabi dal rigore classico che sono stati definiti fra i più alti della produzione poetica italiana del secondo novecento.
Completano la sua opera un corposo nucleo di saggi brevi e di elzeviri, che sono stati raccolti nel tempo in diversi volumi e nei quali Levi ha affrontato da attentissimo osservatore, in modo brillante e originale, temi scientifici e di attualità. Interessantissimi, fra gli altri, L’altrui mestiere, e La ricerca delle radici, quest’ultima una sorta di antologia personale contenente gli scritti che più hanno segnato la formazione letteraria di Levi.
A tale proposito, Primo Levi affermava che il suo modello letterario in effetti non era Petrarca o Goethe bensì il rapportino tecnico di fabbrica, nel quale le informazioni devono essere chiare, essenziali e perfettamente comprensibili da chi riceverà il messaggio scritto. In sostanza, pertanto, Levi sosteneva che in narrativa la comunicazione deve essere sempre fatta senza dimenticare chi leggerà. Se il messaggio non è comprensibile dal destinatario la comunicazione è monca e scrivere non serve. Un modello per ogni aspirante scrittore, direi.
Primo Levi ha anche tradotto dal tedesco e dal francese: fra altre opere va sicuramente ricordato Il processo di Kafka.
Era inoltre fine enigmista ed eccezionale creatore di frasi palindrome, molte delle quali sono raccolte nel suo racconto Calore vorticoso.
Le sua opera omnia è pubblicata in tre volumi da Einaudi a cura di Marco Belpoliti ma ne esistono diverse altre edizioni, sempre da Einaudi.
Quella a cura di Belpoliti è quella che mi sento di consigliare a chiunque voglia completare la conoscenza di questo autore di valore assoluto del novecento italiano.
La scrittura di Primo Levi è un esempio ante litteram di quelle doti di leggerezza ed esattezza teorizzate proprio da Italo Calvino nelle sue Lezioni americane.

