Capitolo 1

Il dossier Ficenza

La riunione dei Servizi Operativi di Reggenza era convocata per le ore tredici-zero-zero alla presenza del ministro in persona.

Elettronico Innocenti, agente di primo livello del Ministero di sorveglianza, l’importante ministero “degli affari interni” con deleghe a tutte le questioni che afferivano alla censura, guardava stancamente la copertina del magro dossier sul caso Ficenza.

La finestra del suo ufficio al novecentocinquantaseiesimo piano dei Ministeri riuniti era illuminata dagli ultimi raggi del sole mentre tre chilometri più sotto, al livello del piano stradale di superficie, l’illuminazione artificiale al plasma organico era già accesa da almeno mezz’ora.

 

Innocenti si portò alla finestra, scostò la tendina fiorata stile rustico ventesimo secolo e sospirò pensieroso.

Era un vero e proprio privilegio avere un ufficio con finestra. E una tendina “stile rustico”, che lui continuava a chiedersi cosa cacchio volesse dire.

Ma molti altri dubbi assillavano Elettronico, che credeva ben poco nella validità del suo dossier.

E allora per quanto ancora, quello, sarebbe stato il suo ufficio?

Cosa avrebbe potuto raccontare al suo capo e al ministro?

E cosa avrebbe comprato quella sera?

 

Il suo dispositivo di comunicazione si attivò vibrando delicatamente, lui guardò il display: era il suo superiore, nonché direttore del dipartimento.

«Agente di primo livello, ha preparato le slides per la riunione con il ministro?»

«Capo,» rispose lui «ho pensato che data l’importanza del caso era meglio fare di più: ho preparato un dossier cartaceo, ma…»

«Un dossier? Cartaceo?! Agente Innocenti, lei è davvero il miglior elemento di tutta la sezione!»

«Sì ma, capo, sono solo quattro pagine.»

«Quattro pagine? Mi sembra abbastanza. Quante copie ne ha fatte?»

«Solo cinque, compresa quella personale per il ministro. Le ho trascritte tutte a mano.»

«Elettronico (mi permette la confidenza, vero?) lei è un collaboratore veramente prezioso. Salga da me immediatamente, voglio dare subito un’occhiata!»

 

Nelle quattro pagine del dossier c’era tutto quello che al dipartimento erano riusciti a scoprire di tal Ficenza Benedetto, detto Benny. Sedicente elemosiniere del Sacro Ordine dei Pii Fratelli del Sotterraneo. Autoproclamatosi donatore di crediti e di contanti per l’acquisto di beni futili e non futili a persone bisognose. Che già più di centomila famiglie della Città Metropolitana aveva aiutato con donazioni e liberalità regolarmente denunciate al Ministero delle Tasse. Che vestiva uno strano costume con maschera fatti di fibra-cartamoneta indistruttibile. Che aveva acquistato spot clandestini sui principali network per pubblicizzare il proprio curriculum di donatore.

Ma pensa te: un donatore!

Che poi sarebbe stato anche utile al Sistema un elemento che contribuiva a mettere in circolo del contante da spendere in beni futili. Già solo quello bastava a far chiudere un occhio sulla sconveniente precisazione riguardante i beni non futili, i quali andavano obbligatoriamente acquistati con regolarità e in quantità determinate dalla legge.

Ma era proprio intollerabile il fatto che si trattasse di donazioni. Donazioni! Solo ai componenti operativi del ministero era permesso, e solo per ragioni di servizio, usare termini aboliti come “dono”, “gratuità”, “liberalità”, “solidarietà”, compresi loro derivazioni e sinonimi. Erano più di ottocento i vocaboli definitivamente proibiti ed Elettronico li conosceva tutti a memoria, in ordine alfabetico diretto e inverso e in ordine di lunghezza del vocabolo crescente e decrescente. Per quanto da tempo le performances mnemoniche non fossero già più considerate un’abilità particolarmente preziosa, era stato proprio lo sfoggio di questa approfondita conoscenza a fargli valere la recente promozione ad agente di primo livello. La propria capacità di lettura, invece, Elettronico preferiva non la mostrarla mai, anche se era solo grazie a questa che era in grado di tenere così allenata la sua memoria.

Comunque: le donazioni non erano solo sconvenienti e diseducative, erano al limite del lecito.

Tutto doveva essere scambiato, il commercio, la trattativa, la mercificazione erano tra i capisaldi della società moderna e tutto ciò che ne metteva in discussione i fondamenti era bandito.

 

Ecco: di Benny Ficenza non si sapeva null’altro di ciò che egli stesso aveva fatto trapelare. Tra l’altro, data l’evidente assonanza, persino nominarlo, questo delinquente, era permesso solo per motivi di servizio.

I network che non ne mascheravano il nome negli spot dal contenuto abusivo (non censurato solo perché pagato con la dovuta sovrattassa e al doppio delle tariffe commerciali) erano incorsi in severe sanzioni economiche.

Bel contenuto, quel dossier! E sebbene il capo considerasse una buona soluzione quella di presentare un pregiato cartaceo al posto delle slides mentali, la sostanza restava scarna.

 

Il capo confermò di apprezzare molto il dossier: «Ancor meglio di quanto mi aspettassi, agente Elettronico: il ministro sarà disorientato dalla pessima grafia. Dubito persino che sappia ancora leggere, ma per non darlo a vedere approverà e ci darà un nuovo mandato standard per proseguire nelle indagini.»

Poi aggiunse: «In tutta franchezza, Elettronico: c’è qualcosa che sappiamo e che lei non ha messo in questo dossier?»

«Qualcosa ci sarebbe, ma…» rispose lui, incerto.

Il capo abbandonò la cordialità poc’anzi mostrata e assunse un tono severo: «Poche storie, Innocenti. Se sappiamo altro io devo esserne al corrente! Sarà a me, mica a lei, che il ministro farà domande.»

«Ecco, pare che stia per partire una campagna di regali ai bambini…»

«Dio mio, ai bambini? Regalerebbe anche ai bambini quell’infame? Non è possibile! Dove finiremo? Di questo passo tornerà la barbara usanza di fare regali a Natale! Da dove vengono le informazioni?»

«Le ha pubblicate lui stesso sul suo profilo Facebook-88.0»

«No! Non è possibile, ho concordato io stesso, con il sottosegretario del ministro della propaganda, di hackerare il suo profilo inserendo un tariffario delle donazioni! E alla propaganda hanno incaricato i loro elementi migliori…»

«I consumatori non ci sono cascati,» puntualizzò mesto Innocenti, «il listino prezzi fasullo ha fatto saltare il contatore dei dislike e il post successivo di Ficenza, che denunciava l’intrusione, ha raccolto oltre otto milioni di like in un’ora.»

«Non ce la faremo mai» rispose sconsolato il superiore.

«E, ehm… un’altra cosa,» aggiunse Innocenti, «pare che per il prossimo anno Ficenza voglia coprire il buco di bilancio governativo… con una mega donazione allo Stato.»

«Ma dove diavolo si procura tutti ‘sti soldi per azioni sovversive al limite del terrorismo?»

«Proprio qui sta il problema, capo: pare che i… d… doni» (pure un agente della levatura di Elettronico Innocenti era imbarazzato nel pronunciare certi termini) «portino altri doni…»

«Cosa diavolo vuol dire? Parli chiaro, agente!»

Elettronico chinò il capo, quasi si vergognasse di ciò che stava per dire: «Si tratta di donazioni a catena. Chi può, da ogni parte della Città, manda donazioni alla Fondazione Benny Ficenza e al Sacro Ordine dei Pii…»

«D’accordo,» proruppe il capo, «non me li nomini per esteso!»

«Da qui il denaro che… il Ficenza… il Ficenza… distribuisce.» A Elettronico era balenata un’idea, quindi cercò di enfatizzare sul verbo.

Il Direttore non colse e si portò le mani sul volto. «Sono rovinato. Il ministro sarà una furia. Mi sa che sul retro delle pagine del suo dossier, Ficenza, posso dettarle le mie ultime volontà: le faccia avere a mia moglie…»

«Aspetti, direttore. Ehm… mi è venuto in mente (e devo ricordarle) che la distribuzione…»

«La distribuzione?… La… ma sì: la distribuzione!» disse il capo picchiandosi la fronte con il palmo aperto. «Elettronico, lei è un genio! Ficenza distribuisce i propri doni!» Si portò al computer, digitò qualcosa, attese un attimo, poi iniziò a colpire con il pugno chiuso il piano della scrivania, che aveva funzione di schermo «Forza, dannata macchina!»

A questa esclamazione, non notato dai due umani, il drone di sicurezza presente nell’ufficio del direttore volse lentamente, ma non per questo meno minacciosamente, la propria appendice superiore verso la scrivana del direttore. Nel silenzio, il tenue ronzio dei suoi meccanismi idraulici a bassissima inerzia avrebbe fatto trasalire Elettronico che, senza mai darlo a vedere, temeva un poco (che sciocchezza!) quel genere di macchine.

Ma le imprecazioni del suo superiore coprivano ogni altro rumore ambientale, e, per di più, stavano aumentando d’intensità.

«Maledizione! Ecco come perdiamo il tempo al ministero! Attendendo – per ore! – tre numeri da ciò che è creato per elaborare e fornire numeri! Il Ministro ormai ci attende e noi cosa gli raccontiamo? Che il computer – forse! – sta per darci i riferimenti legislativi che – forse! – ci consentiranno di incriminare – forse! – un pericoloso sovversivo!»

A questo punto Elettronico intervenne: «Lo conosco a memoria, capo: Articolo 957.999/bis, comma 32 ter: Essendo la distribuzione soggetta a tassazione alla fonte, chiunque distribuisca beni o denari è tenuto a versare l’imposta dovuta, pari allo 0,697% del valore calcolato sulla base…»

«Sì, certo…» lo interruppe il direttore, che nel frattempo si era visto presentare il testo della legge sul display, ma faticava alquanto a inquadrarne il senso e stava per attivare la lettura ad alta voce della macchina. «Ecco qua,» concluse picchiettando con un dito sulla scrivania-schermo più o meno nel punto cui era arrivato Elettronico. Il lettore attaccò: «…sulla base del valore» – skip, (il capo, se aiutato dal lettore di testi, riusciva a comprendere abbastanza bene il senso di uno scritto, quindi iniziò a saltare in avanti toccando parti successive del testo) … «calcolato», continuò la macchina «fino all’ammontare»

«Sì…», disse il capo facendo saltare nuovamente avanti il lettore.

«…dedotta l’aliquota»

«Sì…»

«…salvo esenzione, parziale o totale, in base all’articolo 957.999/ter, comma 1: Esenzioni, inapplicabilità e insussistenze.»

«Stop!» disse a questo punto il capo. Poi, cercando conforto nello sguardo del sottoposto, aggiunse: «E… questo non è il “nostro” caso… Vero?»

Elettronico sorrise mentre gli rivolgeva un già eloquente cenno affermativo. Si portò a fianco del capo, dalla sua postazione digitò alcuni comandi per accedere all’archivio generale dei Ministeri e controllò la cartella fiscale della Fondazione Benny Ficenza, poi quella del Sacro Ordine dei Pii Fratelli del Sotterraneo. La sua abilità nel muoversi fra gli archivi era notevole, e il capo lo guardava impressionato.

«Uhmmm… Esatto», disse Elettronico, «negli ultimi cinque esercizi fiscali, solo record vuoti alle voci 439-B e 439-C, a nome delle organizzazioni riferibili al Ficenza …»

«Quindi, agente Innocenti, lei mi conferma che è proprio così: Ficenza è automa-ti-ca-mente un evasore fiscale! Non faccia il tecnico con me, lo dica esplicitamente: il delinquente dichiara regolarmente le donazioni ma non paga le imposte sulla distribuzione?»

Innocenti sorrise di nuovo: «Esatto. Si tratta di un misero balzello, ma almeno abbiamo un appiglio di legge.»

«Aaaah – sospirò soddisfatto il direttore stirandosi sulla propria seduta a levitazione magnetica – Bene, bene! Sono le dodici e quaranta: vada a prepararsi, Innocenti. Alle tredici in punto voglio lei a presentare la relazione introduttiva al ministro!»

La relazione introduttiva era fuffa: una decina di pagine di riferimenti normativi che sarebbero state date in pasto al lettore di documenti e servivano per dare pompa a tutte le riunioni che si tenevano ai Ministeri riuniti, ma quello dell’introduttore era considerato un incarico di un certo prestigio.

Poi il direttore chiamò la propria segretaria, che prontamente arrivò dall’ufficio attiguo, e le porse il primo dei cinque originali vergati dall’agente Innocenti, chiedendole di farne tre copie.

La segretaria prese i fogli senza nemmeno guardare cosa fossero, tornò nel proprio ufficio dove rimase qualche istante, poi rientrò con le copie che restituì al direttore assieme all’originale.

«Ne tenga una lei per i suoi appunti durante la riunione – le disse il direttore. Poi porse un’altra copia a Elettronico che ancora non si era congedato – Questa è per lei e la terza è la mia. Ci vediamo davanti al gabinetto del Ministro fra quindici minuti esatti».

Uscendo, a Elettronico parve che la segretaria del direttore stesse… leggendo la copia del dossier.

 

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