La mia storia di malato oncologico. Perché sì, perché credo che valga la pena raccontarla…
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Da non credersi: sono qui dalle sei e un quarto e l’ufficio ricoveri, nel pianerottolo che dà sul reparto, apre alle 8.
Sbircio nel reparto dalla vetratura delle porte tagliafuoco, all’interno solo le luci notturne e nessun movimento. Sulla porta un cartello con gli orari di visita (quello più vicino è alle 13 e 30!) e la raccomandazione di non suonare al citofono.
Perché mettete un citofono se non si può suonare?
Se ci fosse Giuly avrebbe suonato alle 6 in punto. Ma io non sono come lei: se la raccomandazione è di non suonare, io non suono. Aspetto.
Tra le 7 e le 7:30 arrivano alla spicciolata altri quattro ricoverandi.
Ma, alle 8, l’ufficio ricoveri non apre.
Tanto per farmi sentire a mio agio, abituato come sono alle attese, l’impiegata arriva alle 8:30.
Chiede chi è il primo, dico subito che sono lì da quasi tre ore «perché mi avete chiamato voi, ieri sera, per dirmi che sarei stato il primo di oggi e dovevo presentarmi – esagero un poco – entro le sei.»
L’impiegata, per altro molto gentile, non ne sa nulla, ma mi dice che faremo presto così posso andare subito in reparto.
Pratiche burocratiche, inserimento di dati al computer, checklist di verifica della presenza di tutti i documenti.
Seduto di fronte alla scrivania attendo in silenzio.
«Digiuno totale dalla mezzanotte?»
«Digiuno totale», confermo.
«Firmi qui… e qui… e qui…»
Ma, dopo tutta l’attesa che ho messo alle spalle, ora il tempo vola.
Dopo avermi dato la cartella clinica raccomandandomi di consegnarla alla guardiola della capo sala, prima di congedarmi, l’impiegata mi indica una piccola scaffalatura con dei libri nuovi.
«Ne prenda uno, le farà compagnia durante il ricovero, è un’iniziativa del Policlinico.»
Sono Oscar Mondadori, riconosco il formato delle edizioni recenti, con la prima di copertina tagliata sull’angolo in alto a destra. I titoli non sono molti, ma mi cade l’occhio su Martin Eden, di Jack London. Ho letto di recente Il vagabondo delle stelle chiedendomi, a lettura terminata, perché diavolo ho sempre considerato London “soltanto” Zanna Bianca e Il richiamo della foresta. Il caro amico che mi ha convinto a leggere Il vagabondo mi ha già consigliato anche Il tallone di ferro.
Prendo Martin Eden come se fosse il più bel regalo di Natale che potessi ricevere.
Non è vero: il regalo più bello è che adesso ho la mia cartella clinica in mano, la sto per consegnare in reparto e mi operano fra poco. Sono le otto e tre quarti, in sala operatoria saranno già tutti pronti e in mia attesa… Andrà tutto bene e sarò a casa per Natale. E mi leggerò Martin Eden in convalescenza.
La Galassia di Andromeda è proprio qui di fianco: all’interno del reparto di Urologia del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi.

