La consapevolezza abita in me, in ciò che resta di me: io sono La Consapevolezza.
Almeno questa è la sensazione che ho avuto per un attimo, ma adesso mi pare che le cose non tornino mica.
Sono morto malamente (forse una partita non pagata e quelli sapevano come fare per regolare i conti) ed è stata una vera e propria liberazione.
La mia povera mamma ha sempre solo sofferto per me, io non le ho dato altro che dolore.
Ma le cose adesso non tornano. Lasciamo stare il momento del… passaggio: tutto come immaginavo, come si diceva dovesse essere. Il freddo che passa, la luce, una sensazione di pace e serenità che non avevo mai provato. Sono morto pensando a cose che in testa a me erano quasi bestemmie, ma mi è venuto da pensare così: io, già morto, fra le braccia della mamma. Forse confondevo i ricordi e ho solo visto ciò che avrei desiderato: me stesso come un Cristo, e la mamma come una Madonna. Bel coraggio! Io che ho perfino scassinato la cassettina delle offerte a S.Antonio, nella chiesa del Poggio.
Poi tutto si è fatto chiaro: sono stato consapevolezza e ho sentito tutto l’Amore dell’universo, tutto per me, fuori dallo spazio, al di sopra del tempo.
E ho sentito che dovevo tornare dalla mamma, e chiederle perdono, e spiegarle, e dirle quanto le volevo bene e quanto mi dispiaceva averla fatta soffrire. Poi l’ho vista e ho capito che mi veniva data questa possibilità e ho detto: «Mamma, sono qui, sono io!»
Ho sentito il suo urlo e ho visto i suoi occhi sconvolti. Di più: ho provato il suo terrore. L’ho sentito dentro di me. Un terrore indicibile, profondo: ero io quel terrore.
Mi sono fatto terrore.
Prima consapevolezza, poi terrore…
Cos’è questa storia?
Ora sono in fila. Scosto solo un po’ la testa, ché già mi è stato detto di non muovermi, ma io ugualmente la scosto e cerco di vedere quant’è lunga ‘sta cazzo di fila. Poi mi giro leggermente, quanto basta per vedere che devo essere esattamente a metà della coda, ch’è infinita davanti e infinita dietro.
Una voce dice nuovamente di star fermo, futili residui di consapevolezza mi dicono che si rivolge a me e che solo io la sto sentendo…
Sono fermo: non mi muovo da qui.
«Fermo vuol dire senza muovere nemmeno i pensieri, figursarsi la testa!»
Chissà se posso almeno sapere dove mi trovo?
«Sei nel Centro di smistamento della Circoscrizione 357.753»
Grazie. Va’ a cagare: ne so quanto prima.
«Non che la cosa abbia il minimo peso per il futuro più prossimo, tuo e dell’universo tutto, ma sappi che la consapevolezza che hai provato per un istante e che già – lo avrai notato – non ti appartiene più, aveva un preciso scopo.»
Sai che mi frega…
«Eh, appunto: puoi mentire a te stesso, forse (del resto ti sei distinto in vita per questo, e solo nel corso del tuo trapasso, contro ogni previsione, la tua mente ha avuto un’inversione di polarità durata ben 32 microsecondi. Tempo considerevole, date le aspettative che qui in circoscrizione riponevano su di te). Puoi mentire a te stesso, ma non all’Amministrazione: muori (ehm…), bruci… dalla voglia di capirci qualcosa. Quell’istante di consapevolezza è servito solo a darti consapevolezza di quanto, qui, siamo consapevoli.
Io sono solo il funzionario di grado più basso e, non di meno, sono quella consapevolezza. Se vuoi un consiglio, pertanto, sta’ attento a ciò che pensi, non ti muovere e non crearmi dei problemi.»
Ma io non voglio creare problemi a nessuno. Starò in fila quanto serve, buono buono. Non ho nient’altro da fare, anche se avrei voluto dire una cosa a… Va bé, lasciamo perdere.
«A tua madre, lo so. Cretino! Lo sai dove l’hai spedita con la tua bella trovata di comparirle davanti all’improvviso? In rianimazione per un infarto! Ma dico io, può essere, un morto, più cretino?”
Ma io… Adesso come sta?
«Questo non ti è dato saperlo, cretino d’un cretino! Per quel che ti riguarda potrebbe persino essere qui in fila. E non ti voltare! Tanto non potresti vederla: non ti sei nemmeno accorto che quelli dietro di te non hanno volto? Cretino!»
Mamma, la mia povera mamma.
Ma non ho più parole. Non ho più nemmeno la forza di muovere un pensiero. Non c’è alcuna possibilità di riscatto.
L’inferno dev’essere proprio questo.

