{"id":624,"date":"2025-07-24T15:03:39","date_gmt":"2025-07-24T15:03:39","guid":{"rendered":"https:\/\/queffe.it\/?page_id=624"},"modified":"2025-08-10T13:28:31","modified_gmt":"2025-08-10T13:28:31","slug":"intermezzo-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/queffe.it\/?page_id=624","title":{"rendered":"Intermezzo 2"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>DAL CASSETTONE DEI RICORDI<\/strong><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><strong>&#8220;Il grande fal\u00f2&#8221;<\/strong><\/h2>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Proiezioni di luce rossastra balenavano fra i rami sui nostri visi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Le sfiorai una mano. Qualcosa all\u2019altezza dello stomaco si mosse in me. Ricordo benissimo quella sensazione. Anni dopo, teneramente, colei che allora amavo sopra ogni cosa e a cui non ho mai saputo nascondere nulla mi avrebbe detto: \u00abChe dolce: erano le farfalle!\u00bb<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>No, non erano farfalle. Piuttosto si muoveva in me il primo serpente tentatore che io ricordi, per quanto l\u2019innocenza di quei gesti e dei pensieri che in quei giorni mi turbavano in modo cos\u00ec prepotente escluda significati meno che purissimi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Era un\u2019estate di tanto tempo fa. Da tre anni, a luglio, venivo spedito dai miei, con amorevole cura (da me non apprezzata), nella colonia montana del nostro Comune.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Tre settimane che fin dal secondo anno avevo imparato a cadenzare con i quattro eventi ricreativi caratterizzanti: l\u2019alba sulla cima della montagna che sovrastava la vallata, la grande passeggiata, la visita dei parenti, il grande fal\u00f2.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Tutto il resto \u00e8 confuso nei miei ricordi di quelle vacanze, per altro non spiacevoli. Ma quei quattro eventi sono rimasti come scolpiti in una parte della mia memoria che oggi riaffiora.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u201cL\u2019alba sulla cima\u201d prevedeva la sveglia alle tre, una scarpinata in salita \u2013 per una distanza e in un freddo che oggi non saprei quantificare, ma che allora mi parevano spropositati \u2013 e un\u2019attesa assurdamente lunga, sdraiati su coperte leggere che l&#8217;umidit\u00e0 della notte infradiciava in pochi istanti. Ce ne stavamo l\u00ec, a implorare che\u00a0<\/strong><strong>dal versante opposto della valle <\/strong><strong>il crepuscolo si facesse alba, sapendo che poi sarebbe seguita un&#8217;abbondante colazione al sacco, proveniente dalle cucine con la Campagnola del custode.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u201cLa grande passeggiata\u201d era il vero dramma della vacanza: mezza giornata di cammino per andare non so dove. A un lago, forse, ma ci arrivavamo troppo stanchi per poterlo trovare interessante. Pranzo al sacco e quando si approssimava l\u2019ora del rientro ancora non ci eravamo resi conto di essere solo a met\u00e0 della nostra fatica. La marcia di ritorno era forzata. Ricordo vesciche ai piedi, pianti, cacche addosso e quant\u2019altro di meno augurabile se l\u2019intento era quello di far nascere nei bambini un amore per l\u2019escursionismo in montagna.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u201cLa visita dei parenti\u201d a suo modo era un altro dramma. Per quasi tutti noi quella vacanza di tre settimane era il primo distacco dalla famiglia. Pap\u00e0 e mamme arrivavano la mattina dell\u2019ultima domenica. Tra noi, piccoli uomini ancora troppo bambini, non ne parlavamo, ma la felicit\u00e0 era incontenibile: avevamo dieci o undici anni, dopotutto. La mattinata trascorreva fra le recite e gli spettacolini di benvenuto che le maestre ci avevano fatto preparare. Il pomeriggio era libero e io, non certo unico, ricordo quelle ore con i miei genitori come le pi\u00f9 belle di tutta la vita, finch\u00e9 la mia vita \u00e8 trascorsa con loro. Ma a tanta felicit\u00e0 faceva da contraltare un nuovo abbandono. A quello, terribile, di inizio vacanza la mamma ci aveva preparato per giorni, con un lavaggio del cervello che alla fine si era fatto consapevolezza e orgoglio: \u00abSei grande, ormai, e sono sicura che ti divertirai tanto, farai nuove amicizie e al ritorno potrai raccontarmi tutte le cose belle che avrai fatto.\u00bb<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Questa nuova separazione, invece, ci coglieva completamente impreparati e ci ricacciava in una disperazione che dopo due settimane di lontananza aveva appena incominciato a farci un po\u2019 meno male. Perch\u00e9 davvero avevamo conosciuto nuovi amici e ci sentivamo pi\u00f9 grandi. Perch\u00e9 quel primo, delicato, sapore di indipendenza dai genitori e dal nostro nido, ci faceva davvero nuovi e diversi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u00abDai, che manca meno di una settimana: sabato rientrate! Saremo ad aspettarti in piazza, quando l\u2019autobus arriva!\u00bb diceva mia madre al termine di quella giornata di visita, mentre le s&#8217;insinuava negli occhi un velo di lacrime che per nessuna ragione al mondo si sarebbe lasciata scappare. Doveva credere davvero a quanto bene mi avrebbero fatto quelle tre settimane di montagna. E quelle nuove compagnie. E quella prima, breve, indipendenza da lei.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Salutare, oserei dire quasi salvifica (e giustamente sfruttata al massimo dalle maestre cui eravamo affidati) arrivava la promessa del \u201cGrande fal\u00f2\u201d, per la sera successiva a quella domenica splendida e terribile a un tempo. Scacciava l\u2019aria funerea che si poteva respirare dopo la partenza delle famiglie, creava in noi attesa e curiosit\u00e0. Chi aveva gi\u00e0 passato l\u00ec una o pi\u00f9 estati conosceva il rituale e poteva confermare fascino e spettacolarit\u00e0 dell\u2019evento. Uno dei maestri avrebbe perfino fatto il salto mortale attraverso le fiamme (ma quanto erano irresponsabili gli educatori, a quel tempo?)<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Fu proprio la sera di quella domenica, in una malinconia di gruppo vaga e dolcissima, che ci ritrovammo in una delle camere delle ragazze, a fare con loro discorsi da grandi, per non sentirci cos\u00ec tanto bambini e, per quel che mi riguarda, sopportare un po\u2019 meglio la nostalgia per la mamma, unica donna che allora era nei miei pensieri.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Decisi, con il mio amico Marco, di giocare la carta dello svenimento. Perch\u00e9 era una cosa diversa e originale, che ci riusciva infallibilmente e che faceva sempre un gran colpo nei presenti. E poi davvero ci divertiva: quella sera l\u2019avremmo fatta per noi, e chi era l\u00ec guardasse pure, e si divertisse con noi, se voleva.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Io sapevo svenire a comando. Avevo bisogno di un assistente che doveva trattenermi al momento giusto e adagiarmi al suolo e Marco era una spalla perfetta, perch\u00e9 recitava una parte drammatica che nelle prove mi era parsa fantastica, anche se non l&#8217;avevo mai potuta vedere dal vivo.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u00abSapete che sono capace di svenire?\u00bb<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u00abMa non \u00e8 pericoloso?\u00bb chiese lei.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u00abOh, s\u00ec: moltissimo\u00bb colse al volo Marco, che non aveva bisogno di alcun preavviso per entrare nella parte.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u00abAllora non farlo\u00bb intim\u00f2 lei, guardandomi con occhi che non le avevo mai visto.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Furono quegli occhi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Non lo dissi, ma il numero lo avrei fatto solo per lei.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Quando ripresi i sensi, fra i fischi nelle orecchie e la vista che da nera si rifaceva granulosa e poco a poco mi lasciava riprendere il controllo di me, furono di nuovo quegli occhi ad accogliermi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Sentivo, distante, il pianto di una delle ragazzine, e uno dei miei amici che diceva che non era vero nulla, che ero uno scemo e facevo solo finta.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Mi misi a sedere, ancora frastornato e lei mi disse: \u00abNon farlo mai pi\u00f9.\u00bb<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Probabilmente in quel momento avevo davvero uno sguardo da scemo, ma volli piantarle addosso due occhi come i suoi. E forse ci riuscii, perch\u00e9 lei mi sorrise e disse, con una dolcezza che ancora mi d\u00e0 nostalgia: \u00abMi hai fatto spaventare, sai?\u00bb<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Ma non mi resi conto subito di cosa ci era successo in quel momento.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Accadde la sera dopo. Mentre tutti erano distratti dalla preparazione del salto attraverso le fiamme del giovane (e per tutti affascinante) maestro Gigi, lei mi disse: \u00abPerch\u00e9 non andiamo a fare una passeggiata?\u00bb<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u00abSolo noi?\u00bb risposi imbarazzato.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>\u00abS\u00ec: io e te.\u00bb<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Non ci allontanammo molto. Ci bast\u00f2 superare i primi alberi che dividevano il prato dagli edifici della colonia e ci accomodammo nell\u2019erba, tenuamente illuminati da quanto del fal\u00f2 riusciva a filtrare attraverso i rami e le foglie.<\/strong><\/p>\n<p class=\"Textbody\" style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;\"><strong>Furono istanti brevi, ma pieni di significato e di desiderio, soddisfatto nella piena innocenza. Ch\u00e9 n\u00e9 lei, n\u00e9 io sapevamo ancora cosa davvero fosse l\u2019amore. Ma lo portavamo in noi come istinto, come bocciolo, che sarebbe stato colto da altri, molto tempo dopo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6 style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/queffe.it\/?page_id=616\">TORNA AL CAPITOLO PRECEDENTE\u00a0<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/queffe.it\/?page_id=388\">TORNA ALL&#8217;INDICE<\/a><\/h6>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Cari amici, grazie per essere arrivati fin qui. Ho ancora molte cose da condividere, ma spero di potervele far leggere dalle pagine di un libro che avrei intenzione di pubblicare. A presto!<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DAL CASSETTONE DEI RICORDI &#8220;Il grande fal\u00f2&#8221; Proiezioni di luce rossastra balenavano fra i rami sui nostri visi. Le sfiorai una mano. Qualcosa all\u2019altezza dello stomaco si mosse in me. Ricordo benissimo quella sensazione. 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